Filtro antiparticolato: funzionamento e problemi

filtro antiparticolato DPF FAP

Filtro antiparticolato intasato e problemi di rigenerazione

Al fine di rispettare le norme sulle emissioni, il filtro antiparticolato (DPF e FAP) viene utilizzato sui veicoli diesel a partire dall’euro4. Dal 2006, l’entrata in vigore della normativa europea, ha fatto si che nell’impianto di scarico fosse obbligatorio aggiungere un dispositivo che riducesse le polveri sottili nell’aria, che influiscono negativamente sulla salute delle persone e del pianeta.

Cosa sono le polveri sottili (PM10)

Le polveri sottili o il particolato fine (PM10) è un inquinante molto pericolo per la salute delle persone, prodotto ad esempio dal legno incendiato, vulcani oppure dai veicoli durante il processo di combustione dei motori diesel. Si tratta di un materiale liquido o solido che viene disperso finemente nell’atmosfera con dimensione inferiore o uguali a 10 micrometri. La sua pericolosità è definita dalla sua piccola dimensione che entra nel sistema respiratorio degli esseri viventi e può provocare tumori all’apparato respiratorio, intestino o colon.

Le soluzioni per abbattere le polveri sottili adottate dalle case costruttrici

Le case costruttrici di veicoli hanno quindi dovuto ingegnarsi per individuare soluzioni che potessero abbattere questi materiali inquinanti nell’atmosfera. Prima tra tutti è quella del FAP (filtre à particules), studiata dai francesi. Le prime installazioni sono avvenute sui veicoli euro4, ancor prima della pubblicazione ufficiale delle normative. Più diffuso invece è il DPF (diesel particulate filter), chiamato anche filtro antiparticolato. DPF e FAP si distinguono per le temperature di rigenerazione:

  • DPF (Diesel particulate filter): attraverso post iniezione di carburante, a temperature tra 550-650°C avviene la rigenerazione del filtro.
  • FAP (filtre à particules): grazie ad un dosaggio automatico di un additivo particolare (Cerina) al gasolio, durante la combustione si forma il particolato con dimensioni più piccole, che permette al filtro di rigenerarsi a temperature più basse: a ca. 450°C.

Originariamente il DPF è stato progettato soprattutto per veicoli diesel, ma questo componente ora è anche utilizzato sui motori a benzina per rispondere alle ultime normative molto restrittive sulle emissioni.

Contribuiscono alla riduzione delle emissioni in generale, oltre ai filtri antiparticolato, anche altri sistemi come per esempio:

  • Sistema di iniezione con iniettori che assicurano una nebulizzazione precisa e una combustione pulita
  • Sistema EGR: riduce la formazione di NOx durante la combustione
  • Catalizzatore a 3 vie: trasforma inquinanti nocivi come NOx, CO e HC in emissioni non nocive
  • Sistema SCR: su veicoli Diesel riduce fortemente l’emissione di NOx grazie ad un catalizzatore specifico selettivo e l’iniezione del DEF (Diesel Exhaust Fluid), chiamato anche AdBlue®.

Il funzionamento del filtro antiparticolato e la sua rigenerazione

Filtraggio
Accumulo
Rigenerazione
Filtraggio

Il DPF ha il principale obiettivo di trattenere le particelle di polveri sottili per evitare che queste fuoriescano dall’impianto di scarico del veicolo. Come per qualsiasi filtro, con il tempo e l’utilizzo, si intasa e deve essere svuotato regolarmente per mantenere performante il suo funzionamento e le prestazioni del sistema. Per fare questo è stata programmata la così detta “rigenerazione del DPF”, ovvero un processo i cui le polveri sottili catturate vengono bruciate ad alte temperature (oltre i 600°C per il DPF, ca. 450°C per il FAP) e trasformate in anidride carbonica e ossido di carbonio. La rigenerazione è un processo automatizzato che avviene principalmente in autostrada.

Vi sono delle condizioni che favoriscono il blocco del filtro antiparticolato con maggior facilità: come stile di guida non idoneo – percorsi cittadini non aiutano per il corretto funzionamento, un intasamento del sistema EGR, cattiva combustione con un aumento della formazione di particolato. Quindi per mantenere pulito il filtro antiparticolato, oltre ad adattare lo stile di guida, anche la manutenzione dei sistemi a monte è fondamentale.

Il problema del DPF intasato

Qualora la normale rigenerazione non avvenga automaticamente, l’accumulo delle polveri sottili continua intasando così i DPF e generando l’accensione dell’apposita spia. Normalmente un filtro DPF, se supera il livello di intasamento dell’85%, va in blocco.

Ma non solo, un DPF intasato non perfettamente performante incide anche sul corretto funzionamento del veicolo in quanto si può constatare: una perdita di potenza del motore e un aumento del consumo di carburante fino ad arrivare al fermo veicolo.

Come risolvere i problemi legati al filtro antiparticolato

Sul mercato fondamentalmente sono diffuse tre tipologie di soluzioni:

  1. la rimozione del filtro antiparticolato
  2. la sostituzione del pezzo: componente nuovo originale, ossia fornito dalle case produttrici di veicoli, oppure non originale; la tendenza degli ultimi anni ha registrato un aumento della vendita di ricambi rigenerati forniti dai produttori di auto oppure non originali
  3. la pulizia: esistono sul mercato soluzioni che richiedono lo smontaggio del componente e altre che puliscono senza smontare

La rimozione del componente è illegale e vietata, in quanto questo dispositivo è stato studiato per ridurre le emissioni nocive che nuocciono alla nostra salute. Restano quindi valide la sostituzione o la pulizia del DPF. Dove sta la differenza?

Filtro antiparticolato intasato, va sostituito?

Sostituire un DPF richiede lo smontaggio del pezzo, l’acquisto e il montaggio di uno nuovo. In questo caso i prezzi del ricambio oscillano tra gli 800 e i 5.000 euro. A questo va aggiunta la manodopera necessaria per eseguire il lavoro. Il tutto richiede al massimo una giornata di lavoro, ammesso che il pezzo sia subito disponibile. Ma un filtro antiparticolato intasato, non vuol dire che sia rotto, quindi, non sempre è necessario sostituirlo.

Ecco perché TUNAP, che dal 1972 ricerca e sviluppa soluzioni innovative, ha sviluppato una soluzione di pulizia rapida, economicamente vantaggiosa ed efficace, senza smontare il DPF. Il trattamento pulizia filtro antiparticolato di TUNAP prevedere l’utilizzo combinato di due sostanze:

Il liquido detergete non infiammabile e privo di metalli TUNAP microflex® 931, grazie alla speciale pistola TUNAP utilizzata per la corretta applicazione, disgrega gli agglomerati di particolato e li distribuisce uniformemente nel filtro. Successivamente è necessario applicare il TUNAP microflex® 932 come azione di risciacquo per completare la pulizia. Il set garantisce un perfetto rispetto dei materiali dei componenti e non lascia residui dopo l’evaporazione. L’efficacia del trattamento è stata approvata dal VERT® e certificata dal TÜV.

Dopo l’evaporazione del liquido è consigliato fare un giro di prova per verificare la corretta rigenerazione spontanea del filtro oppure effettuare una rigenerazione forzata.

931S Set pulizia filtro antiparticolato + attrezzatura

È consigliato TUNAP Professional 184, aggiunto regolarmente al carburante, per ottenere un particolato che già a basse temperature si accende. In questo modo il filtro antiparticolato, in caso di stili di guida non idonei, fa meno fatica a rigenerarsi, assicurando così prestazioni costanti nel tempo e con un minor rischio di fermo veicolo.

Il risultato, grazie a TUNAP, è:

Cliente soddisfatto

massima soddisfazione del cliente, in quanto il trattamento può essere eseguito in 2 ore, al contrario della sostituzione. Inoltre la pulizia risulta più economica

Trattamento certificato

Massime performance, il trattamento non solo è stato approvato dal VERT® (l’associazione degli ingeneri tedeschi) ed identificato come la miglior soluzione sul mercato, ma anche certificata dal TÜV per l’efficacia e la compatibilità dei materiali

Riduzione delle emissioni

Ripristino delle funzionalità per la riduzione delle emissioni di PM10 e quindi dell’impatto ambientale

Nessun impatto aggiuntivo sull’ambiente perché i depositi di particolato fine vengono disgregati e quindi bruciati per formare CO₂ durante la normale rigenerazione. Si evitano anche i danni ambientali derivanti dalla produzione e smaltimento dei pezzi di ricambio. Se un pezzo funziona, perché cambiarlo!